15 gennaio 2010
Bilancio 2009: crisi di risultati oppure opportunità?
I bilanci del 2009 dovrebbero risultare, in media, non positivi, visto che il PIL in Italia è sceso del 5%, ci si aspetta dei numeri non positivi.
Questo vuol dire che l’analista finanziario della banca, a meno che non viva sulla Luna, sa bene che l’azienda presenterà dei numeri non belli.
Il mio suggerimento è quello di “approfittare” di questo clima di aspettativa negativa dei numeri, per effettuare distruzioni di merci, cancellazione di crediti o altre poste in bilancio che si sa già che non si riusciranno a recuperare. Meglio inserire questi costi nel 2009, in modo da far pulizia adesso e poi ripartire meglio nel 2010. Una maggiore perdita oggi, dovuta a svalutazioni prudenziali (in realtà sono sostanziali non prudenziali) verrà considerata come una manovra lungimirante.
Il punto è: meglio considerare un’ulteriore perdita nel 2009 oppure rimandarla (perchè è solo questione di tempo) al 2010 o 2011? Il mio consiglio è di approfittare di questo clima e fare pulizia.
Voi cosa ne pensate?


Scritto il 20-1-2010 alle ore 15:39
In linea di principio mi sembra un consiglio condivisibile.
Tuttavia la gestione della discrezionalità nella politica di bilancio dovrebbe essere fatta nell’ambito di una pianificazione globale (finanziaria e, più ampiamente, “industriale”).
Infine è sempre bene non tirarsi dietro troppa zavorra. Il beneficio immediato spesso costituisce una tentazione ma il danno successivo quasi sempre lo supera. Questo perchè fatalmente la struttura finanziaria ed economica dell’impresa (es. indebitamento, costi fissi…) finisce con l’essere sovradimensionata rispetto alle possibilità del business reale. A forza di spazzare i problemi sotto il tappeto si finisce col creare una situazione senza più margini di manovra.